WI-FI retromarcia
L'inserimento della retromarcia obbliga il conducente ad una particolare attenzione onde evitare di generare sinistri o pericoli ai terzi.
Lo stesso livello di guardia dovrebbe esser rispettato dal governo nel presentare le norme e dalle Camere (comprese le Commissioni nella loro attività di redazione di emendamenti) nel legiferare. Talvolta questa attenzione si smarrisce e sorgono abnormi testi incompatibili col sistema normativo preesistente.
Purtroppo in questo caos è caduta la normativa inerente il WI FI.
Al netto del decreto Pisanu il decreto del fare ,ex art. 10, creava una liberalizzazione dell'accesso nei locali pubblici (bar, ristoranti, hotel ecc.) con importanti ripercussioni per l'utenza e fisiologica eliminazione dell'obbligo dei gestori di tenere archivi in cui tracciare gli utenti così da evitare condanne ove gli stessi avessero commesso dei reati. Tutto ciò si arricchiva dalla novità circa i destinatari di tale facoltà ovvero tutti coloro che non offrano in via principale l'accesso alla rete.
Tuttavia, a distanza di meno di un mese la Commissione competente alla Camera ha approvato un emendamento al decreto che impone nuovamente degli obblighi ai privati gestori di portata tale da elimare le innovazioni prospettate. Difatti, si chiede al gestore di tracciare alcune informazioni relative all'accesso alla rete come il MAC address ( cd. indirizzo fisico del terminale come già statuito dalla norme base) da collegare, però, all'indirizzo ip temporaneo fornito all'utente, così da associare il mac address al titolare del dispositivo con una vera e propria identificazione di quest'ultimo e dei suoi dati.
Permettendo però l'acquisizione incontrollata di notizie riservate all'esercente.
L'emendamento oltre la reintroduzione degli obblighi (certamente molto onerosi!) per l'esercente determina soprattutto l'aggiramento della normativa comunitaria sulla privacy che reputa questi dati come pienamente tutelati in quanto inerenti la persona e le proprie scelte e preferenze.
In questo disastro si spiega la lettera del Garante della privacy del 9 luglio che invitata a eliminare i profili di monitoraggio e di controllo già espunti dal testo cd. Pisanu.
Profili illegittimi alla luce della normativa UE già nel suo testo di base e ancor più violati dall'emendamento proposto. In sostanza si è pervenuti al risultato opposto alla liberalizzazione sbandierata che scontenta gli esercenti (i quali rischiano di dover chiudere per gli elevati costi di adeguamento), gli utenti e anche lo stesso Garante.
Giunti a questo punto non resta che attendere la formulazione del testo di legge definitivo senza tralasciare la possibilità di un ritorno al passato in cui si decida di tralasciare la tematica considerata con buona pace dei sostenitori di una liberalizzazione sostanziale che ci avvicini agli altri stati membri della UE.